Ciclovia del Garda, "un groviglio di acciaio e cemento". Legambiente: "Prezzo troppo alto per il territorio, per alcuni tratti si pensi all’intermodalità con battelli"
Legambiente invita i soggetti decisionali coinvolti a un tempestivo ripensamento globale del progetto che punti a minimizzare gli esiti di quanto già realizzato o in fase di realizzazione e a migliorare quanto ancora in fase di progettazione facendo ricorso, soprattutto nella parte Nord del lago, all’intermodalità con battelli

TRENTO. “Chiediamo il ripensamento di un’opera che sembra sempre più indirizzata verso un’inesorabile rincorsa tecnologica che richiederà sempre più risorse”. Il groviglio “di acciaio e cemento e la ragnatela di protezioni geotecniche che per chilometri avvolgerebbero il profilo delle falesie, con indubbi impatti sul paesaggio, sull’assetto idrogeologico e sulla biodiversità, è un prezzo troppo alto e mai richiesto dalla ciclabilità di un territorio”.
E' questo l'appello che arriva dai circoli Legambiente di Verona, Montebaldo il Tasso, Per il Garda, Trento, da Legambiente regionale Veneto, Lombardia, Trentino e Legambiente Nazionale in merito al tanto discusso progetto della Ciclovia del Garda.
Nel documento Legambiente spiega di guardare da sempre con favore allo sviluppo della ciclabilità e delle infrastrutture ad essa destinate, che si tratti di ciclovie dedicate o di percorsi in sede promiscua. “E’ quella che abbiamo definita 'Via italiana al cicloturismo', - viene spiegato - a sottolineare la necessità di immaginare proposte di percorsi fortemente inseriti, sia dal punto di vista infrastrutturale che socio-culturale, nel contesto territoriale. Prodotti che non siano avulsi quindi dall’itinerario che attraversano e che abbiano piuttosto l’ambizione di integrarsi con esso, migliorarne il profilo e l’offerta di servizi, influenzarne positivamente la qualità e gli stili di vita dei suoi abitanti e dei suoi visitatori”.
La realizzazione di alcuni tratti della ciclabile ad anello intorno al Garda, spiega sempre Legambiente “ si discosta decisamente da quell’approccio”. “In questo senso chiediamo alle regioni e alla provincia interessate il necessario ripensamento di un’opera che sembra sempre più indirizzata verso un’inesorabile rincorsa tecnologica che richiederà sempre più risorse non solo in fase di realizzazione, ma anche in fase di manutenzione e il cui esito, peraltro, non appare affatto scontato alla luce dei gravi episodi franosi che quotidianamente si registrano lungo il percorso”.
Nel merito Legambiente invita i soggetti decisionali coinvolti a un tempestivo ripensamento globale del progetto che punti a minimizzare gli esiti di quanto già realizzato o in fase di realizzazione e a migliorare quanto ancora in fase di progettazione facendo ricorso, soprattutto nella parte Nord del lago, all’intermodalità con battelli.
“Si tratta di un’alternativa – spiega il documento - già abbondantemente praticata lungo i percorsi cicloturistici di molti paesi nordeuropei con relativo vantaggio anche per il trasporto pubblico locale, nella logica di virtuosa integrazione con il contesto territoriale richiamata in precedenza”.
La richiesta, soprattutto nel tratto veneto della ciclovia, è quella che si “punti ad un progetto più sostenibile che eviti di distruggere la vegetazione e la naturalità delle ultime spiagge e sfrutti, dove possibile, percorsi più interni la cui delicatezza va comunque il più possibile rispettata perché il cicloturismo deve immergersi nella naturalità dei luoghi una soluzione che eviterebbe, peraltro, l’ipotesi di una realizzazione a tratti da completarsi in un futuro remoto che sicuramente non farebbe il bene di alcun prodotto cicloturistico”.
Per quanto riguarda la Lombardia, dove i lavori con progetto esecutivo si fermano a Gardone per ovvie difficoltà progettuali, Legambiente chiede un ripensamento che anche qui sfrutti la via d’acqua e che quindi venga stralciato il tratto Gardone Limone cosi come previsto nel progetto esistente.
Qui il documento di Legambiente


















